In questi giorni sto aiutando un’azienda a mettere in atto un rebranding. Assieme alle imprenditrici che guidano la PMI e al mio team, sto riflettendo su questi processi e ho deciso di condividere qualche considerazione sul “rifare un brand”. In questo articolo parto dall’inizio, dalla definizione di rebranding.

Buona lettura!

Definizione di rebranding

Per dare una prima definizione e spiegare cos’è il rebranding, diciamo che si tratta del processo di cambiamento strategico della brand identity di un’azienda. Qui considero solo il rebranding aziendale, ma il processo può riguardare anche un prodotto o un servizio – comunque il discorso cambierebbe poco.

In pratica, si può trattare di cambiare il nome, il logo, i valori fondanti, la personalità, il tono di voce, la strategia di marketing, il posizionamento nel mercato, e altri aspetti della realtà in questione.

Rebranding parziale o totale

Quando parliamo di “rifare un brand”, bisogna considerare che si parla di rebranding totale quando questo processo di rinnovamento riguarda più elementi di base e fondanti dell’identità del brand. Come appunto il nome, il logo, la filosofia aziendale, il posizionamento, le strategie di marketing, e così via.

Quando invece il rinnovamento è limitato ad alcuni “ritocchi”, ad alcuni aspetti specifici e poco impattanti, si parla di rebranding parziale. È il caso di quando si cambia un solo elemento come il payoff, o la color palette del marchio, o si ridefinisce il tono di voce utilizzato nella comunicazione…

Quando rifare il brand di un’azienda

I motivi che possono portare al rebranding aziendale possono essere molti. Eccone alcuni:

  • ritrovare sintonia con il proprio target
  • raggiungere nuovi segmenti di mercato
  • adeguarsi ai cambiamenti interni dell’azienda
  • rispondere alle nuove esigenze ed evoluzioni del mercato
  • rinnovare l’immagine aziendale per renderla più accattivante ed efficace
  • far fronte a necessità conseguenti a una compravendita o fusione aziendale
  • risollevare un’immagine o reputazione compromessa da un evento negativo…

È evidente che le ragioni che stanno alla base della scelta di rinfrescare o rivoluzionare la brand identity di un’azienda possono essere veramente tante. Sono tutti motivi legittimi, che vanno conosciuti perché sono il punto di partenza del processo.

I brand non sono immutabili

I mercati cambiano. Cambiano i consumatori, i concorrenti, cambiano le aziende e cambiano le persone che sono alla base di queste realtà. Quindi, è naturale e inevitabile che i brand sentano l’esigenza di cambiare. A un certo punto possono avere bisogno di rifarsi un po’ il look o di trovare una nuova identità in cui sentirsi più a proprio agio.

Al di là dei motivi che portano alla scelta di effettuare un rebranding, la strategia da seguire deve essere accorta e deve ricorrere a un metodo. Solo per dare qualche elemento esemplificativo, una strategia ragionata deve innanzitutto tenere bene in considerazione l’azienda e il brand esistenti, dei quali individuare i punti di forza e quelli deboli. Quindi deve conoscere il target che si intende colpire, il mercato o settore di esso in cui si punta strategicamente a posizionarsi, e così via.

Affidarsi a professionisti è la cosa giusta

Se l’operazione di rebranding non si limita all’ideazione di un logo con nuovi colori ma deve riguardare aspetti più ampi, strategici e significativi, è bene non trascurare il fatto che si tratta di un’operazione complessa. È delicata e va valutata con attenzione. Soprattutto, consiglio di farlo con l’aiuto di professionisti di branding o di marketing, per non correre il rischio di avere un risultato controproducente.

Con il mio team sono a disposizione per affiancare la tua PMI anche in questo processo, per “rifare il brand” della tua azienda nel modo migliore. Senza rischi, con metodo, studiando e pianificando il tutto, raggiungeremo gli obiettivi che ci poniamo. Contattami per parlarne con me.

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